Bel post riassuntivo. Purtroppo non credo che le previsioni di Beninatto si avverreranno, non tutte in ogni caso. Nel giro di 10 anni i traduttori bravi se ne saranno andati a fare un altro lavoro, perché le tariffe pagate non sono sufficienti ad arrivare alla fine del mese. Rimarranno a tradurre quelli che lo fanno per hobby o per arrotondare. Le agenzie grandi avranno la meglio e tutto diventerà un grande paciugo. Ma visto che, come dice Beninatto, "quality doesn't matter"... Isabella (www.massardo.com)
Non sono Renato, e non posso dire se il suo pensiero sia stato correttamente interpretato, ma credo di aver rilevato almeno un paio di imprecisioni in questa esposizione. La prima riguarda il valore delle memorie di traduzione. Le memorie hanno un valore, ma solo per coloro che sanno servirsene, certo non per la gran parte degli LSP e, probabilmente, per la quasi totalità dei clienti. Il grosso equivoco sta tutto nell'aver creduto ai produttori di strumenti per la gestione delle memorie che, evidentemente, hanno saputo ben fare il loro lavoro. Il valore delle memorie, inoltre, è funzione della loro utilità. L'esempio che porta Renato è quello dei buoni che si ricevono quando si fa la spesa validi per l'acquisto di merce di cui non si ha bisogno: servono a fidelizzare la clientela. Il discorso sulle revisioni è un po' più complesso. Innanzitutto, spesso le revisioni sono prese a pretesto dai revisori per interventi inutili e questo fa si che introducano nuovi errori. La maggior parte degli errori, almeno nella traduzione specializzata, sono dovuti al mancato rispetto della guida di stile e del glossario; la revisione dovrebbe servire a verificarne l'applicazione e a risolvere eventuali scostamenti, non a offrire a un altro traduttore la possibilità di imporre il proprio gusto. Il lavoro del traduttore, specie in epoca di remotizzazione spinta, è sempre più spesso svolto in totale isolamento; è l'autoreferenzialità il problema. Il glossario non è lì per essere consultato in caso di incertezza, va applicato anche sulle cose che appaiono banali. Quello della coerenza, infine, è un falso problema. Anche nella traduzione letteraria la coerenza è di fatto impossibile. Nessuno è in grado di leggere un testo di diverse pagine notando le differenze stilistiche al suo interno: i tempi di memoria sono troppo ristretti per permetterlo; al massimo si può notare qualche deviazione nella terminologia, e nel tono generale. Se questo è difficile in un'opera narrativa, tanto più lo è in un testo tecnico di qualche decina o centinaia di migliaia di parole. Anche da un punto di vista puramente economico è una sciocchezza: per tradurre 250.000 parole (progetto medio) da soli occorrerebbero più di 3 mesi e la remunerazione sarebbe insufficiente, per importo e tempestività. In realtà il problema è di formazione: nelle università si lavora su testi di non più di due pagine, assolutamente non significativi. Venendo, per concludere, a Facebook, il succo è più o meno questo: non è il risparmio a dettare il ricorso al crowdsourcing, ma la volontà di fidelizzare gli appartenenti al network proponendo un intervento attivo che rafforzi il senso di appartenenza: è più importante che un utente si riconosca nel suo linguaggio che il linguaggio risponda agli standard di mercato. Quello su cui si dovrebbe riflettere è che, malgrado la gratuità, la conferenza di Renato è stata seguita da un pubblico piuttosto ristretto, composto quasi esclusivamente di studenti. I professionisti si contavano sulle dita di una mano, così pure gli imprenditori e i docenti. Basta, però, seguire certe discussioni pubbliche (http://www.proz.com/forum/italian/155897-messaggio_per_i_giovani_traduttori_e_per_i_meno_giovani.html) per capire il perché. Non è un caso se, per quanto costantemente attraversato da innovazioni, questo è un settore estramemente conservatore, le vere novità arrivano sempre da fuori e quando diventano di uso comune sono già irrimediabilmente vecchie. Su una cosa Isa ha ragione: la moneta cattiva scaccia quella buona, ma gli spacciatori, non necessariamente inconsapevoli, vanno cercati quasi sempre tra gli insospettabili.
Non uso strumenti CAT, ma se queste previsioni dovessero rivelarsi vere... a che mi servirebbe imparare a usare qualcosa che tra qualche anno sarà obsoleta? Tempo fa sono stata a una conferenza sulle tecnologie per la traduzione, e lì hanno usato la metafora del "minestrone" per indicare un testo da tradurre... e il CAT sarebbe la "pentola" in cui cuocerlo. Molto interessante la conferenza di Beninatto!
Trovo del vero e del "falso" in tutto quanto. Troppi "mercati" diversi per poter generalizzare. Metto a disposizione di tutti gratuitamente la mia memoria di testi tecnici, come giustamente osservato, è vecchia nel momento in cui la costruisco, anche per me. Molti i modi infatti di usare i cat, troppo diversi tra di loro i testi che necessitano traduzioni. Ma sarò la prima ad elogiare chi riesce a farmi avere una memoria costruita con certi criteri, in modo che io possa NON scartarla come inuttilizzabile come devo ora fare praticamente sempre. Ben venga chi mi farà risparmiare tempo, nervi e quindi soldi accidenti. Tanto, il mio costo orario è sempre quello e si adegua ogni anno agli aumenti del costo della vita. L'esempio della traduzione di facebook è splendido. Ci vuole tanto a capire che "certi" testi "vanno" tradotti in modo praticamente automatico?? E' una scelta obbligatoria...ma solo per certi testi! Se l'automatizzione fosse applicata come si deve, a me rimarrebbe tempo da dedicare pienamente a tutti quei testi che non potranno (quasi) mai essere tradotti "pienamente" da una macchina. Diventerei una risorsa rara e quindi cara. Sulle revisioni tacio. Finché ci sono "esperti" che si presentano come tali, ma non sanno distinguere un professionista - o una macchina - competente "per la revisione", non sono in grado di capire se meglio pochi o molti. "Molti" mi sembra in ogni modo una parola che nasconde "spreco di soldi e di energie". Ma in Italia "molti" spesso significa un modo furbo per creare presunti "posti" di lavoro.
Questo è un dato importante: Mentre le precedenti indagini consideravano che oltre il 30% del mercato mondiale era occupato da 30 società di traduzioni - l’attuale studio ci aggiorna su questo dato rivelandoci che alle 40 più grandi agenzie appartiene solo il 15% del mercato mondiale. Ben dimensionando il mercato della traduzione, Common Sense Advisory è stata capace di determinare in modo preciso un tasso annuale di crescita di oltre il 13%. Tale valore è stranamente e eccezionalmente più elevato rispetto alla crescita mondiale.
IO prevedo un ulteriore abbassamento dei prezzi - i clienti hanno l'arroganza di chiedere il 10% di sconto.... E noi agenzie cosa pahiamo a nostri bravi traduttori???
Benvenuti in questo blog dedicato alle tecniche e agli strumenti di ricerca (e non solo) per traduttrici e traduttori. Leggi la pagina di presentazione per saperne di più oppure consulta il mio curriculum online. Se preferisci, puoi scaricare la versione PDF del CV in italiano o in inglese. Se ti piacciono i miei articoli e vuoi contribuire, usa il box in fondo al post per lasciarmi i tuoi commenti. Ricorda: verba volant, scripta manent... E grazie per la visita! E-mail: stefano [punto] trad [chiocciola] gmail [punto] com
Bel post riassuntivo. Purtroppo non credo che le previsioni di Beninatto si avverreranno, non tutte in ogni caso.
RispondiEliminaNel giro di 10 anni i traduttori bravi se ne saranno andati a fare un altro lavoro, perché le tariffe pagate non sono sufficienti ad arrivare alla fine del mese. Rimarranno a tradurre quelli che lo fanno per hobby o per arrotondare.
Le agenzie grandi avranno la meglio e tutto diventerà un grande paciugo. Ma visto che, come dice Beninatto, "quality doesn't matter"...
Isabella (www.massardo.com)
Non sono Renato, e non posso dire se il suo pensiero sia stato correttamente interpretato, ma credo di aver rilevato almeno un paio di imprecisioni in questa esposizione.
RispondiEliminaLa prima riguarda il valore delle memorie di traduzione. Le memorie hanno un valore, ma solo per coloro che sanno servirsene, certo non per la gran parte degli LSP e, probabilmente, per la quasi totalità dei clienti. Il grosso equivoco sta tutto nell'aver creduto ai produttori di strumenti per la gestione delle memorie che, evidentemente, hanno saputo ben fare il loro lavoro. Il valore delle memorie, inoltre, è funzione della loro utilità. L'esempio che porta Renato è quello dei buoni che si ricevono quando si fa la spesa validi per l'acquisto di merce di cui non si ha bisogno: servono a fidelizzare la clientela.
Il discorso sulle revisioni è un po' più complesso. Innanzitutto, spesso le revisioni sono prese a pretesto dai revisori per interventi inutili e questo fa si che introducano nuovi errori. La maggior parte degli errori, almeno nella traduzione specializzata, sono dovuti al mancato rispetto della guida di stile e del glossario; la revisione dovrebbe servire a verificarne l'applicazione e a risolvere eventuali scostamenti, non a offrire a un altro traduttore la possibilità di imporre il proprio gusto. Il lavoro del traduttore, specie in epoca di remotizzazione spinta, è sempre più spesso svolto in totale isolamento; è l'autoreferenzialità il problema. Il glossario non è lì per essere consultato in caso di incertezza, va applicato anche sulle cose che appaiono banali.
Quello della coerenza, infine, è un falso problema. Anche nella traduzione letteraria la coerenza è di fatto impossibile. Nessuno è in grado di leggere un testo di diverse pagine notando le differenze stilistiche al suo interno: i tempi di memoria sono troppo ristretti per permetterlo; al massimo si può notare qualche deviazione nella terminologia, e nel tono generale. Se questo è difficile in un'opera narrativa, tanto più lo è in un testo tecnico di qualche decina o centinaia di migliaia di parole. Anche da un punto di vista puramente economico è una sciocchezza: per tradurre 250.000 parole (progetto medio) da soli occorrerebbero più di 3 mesi e la remunerazione sarebbe insufficiente, per importo e tempestività. In realtà il problema è di formazione: nelle università si lavora su testi di non più di due pagine, assolutamente non significativi.
Venendo, per concludere, a Facebook, il succo è più o meno questo: non è il risparmio a dettare il ricorso al crowdsourcing, ma la volontà di fidelizzare gli appartenenti al network proponendo un intervento attivo che rafforzi il senso di appartenenza: è più importante che un utente si riconosca nel suo linguaggio che il linguaggio risponda agli standard di mercato.
Quello su cui si dovrebbe riflettere è che, malgrado la gratuità, la conferenza di Renato è stata seguita da un pubblico piuttosto ristretto, composto quasi esclusivamente di studenti. I professionisti si contavano sulle dita di una mano, così pure gli imprenditori e i docenti. Basta, però, seguire certe discussioni pubbliche (http://www.proz.com/forum/italian/155897-messaggio_per_i_giovani_traduttori_e_per_i_meno_giovani.html) per capire il perché. Non è un caso se, per quanto costantemente attraversato da innovazioni, questo è un settore estramemente conservatore, le vere novità arrivano sempre da fuori e quando diventano di uso comune sono già irrimediabilmente vecchie.
Su una cosa Isa ha ragione: la moneta cattiva scaccia quella buona, ma gli spacciatori, non necessariamente inconsapevoli, vanno cercati quasi sempre tra gli insospettabili.
Non uso strumenti CAT, ma se queste previsioni dovessero rivelarsi vere... a che mi servirebbe imparare a usare qualcosa che tra qualche anno sarà obsoleta?
RispondiEliminaTempo fa sono stata a una conferenza sulle tecnologie per la traduzione, e lì hanno usato la metafora del "minestrone" per indicare un testo da tradurre... e il CAT sarebbe la "pentola" in cui cuocerlo.
Molto interessante la conferenza di Beninatto!
Trovo del vero e del "falso" in tutto quanto. Troppi "mercati" diversi per poter generalizzare. Metto a disposizione di tutti gratuitamente la mia memoria di testi tecnici, come giustamente osservato, è vecchia nel momento in cui la costruisco, anche per me. Molti i modi infatti di usare i cat, troppo diversi tra di loro i testi che necessitano traduzioni. Ma sarò la prima ad elogiare chi riesce a farmi avere una memoria costruita con certi criteri, in modo che io possa NON scartarla come inuttilizzabile come devo ora fare praticamente sempre. Ben venga chi mi farà risparmiare tempo, nervi e quindi soldi accidenti. Tanto, il mio costo orario è sempre quello e si adegua ogni anno agli aumenti del costo della vita. L'esempio della traduzione di facebook è splendido. Ci vuole tanto a capire che "certi" testi "vanno" tradotti in modo praticamente automatico?? E' una scelta obbligatoria...ma solo per certi testi! Se l'automatizzione fosse applicata come si deve, a me rimarrebbe tempo da dedicare pienamente a tutti quei testi che non potranno (quasi) mai essere tradotti "pienamente" da una macchina. Diventerei una risorsa rara e quindi cara. Sulle revisioni tacio. Finché ci sono "esperti" che si presentano come tali, ma non sanno distinguere un professionista - o una macchina - competente "per la revisione", non sono in grado di capire se meglio pochi o molti. "Molti" mi sembra in ogni modo una parola che nasconde "spreco di soldi e di energie". Ma in Italia "molti" spesso significa un modo furbo per creare presunti "posti" di lavoro.
RispondiEliminaQuesto è un dato importante:
RispondiEliminaMentre le precedenti indagini consideravano che oltre il 30% del mercato mondiale era occupato da 30 società di traduzioni - l’attuale studio ci aggiorna su questo dato rivelandoci che alle 40 più grandi agenzie appartiene solo il 15% del mercato mondiale. Ben dimensionando il mercato della traduzione, Common Sense Advisory è stata capace di determinare in modo preciso un tasso annuale di crescita di oltre il 13%. Tale valore è stranamente e eccezionalmente più elevato rispetto alla crescita mondiale.
IO prevedo un ulteriore abbassamento dei prezzi - i clienti hanno l'arroganza di chiedere il 10% di sconto.... E noi agenzie cosa pahiamo a nostri bravi traduttori???
RispondiElimina